Callout piè di pagina: contenuto
Serie di articoli News

Calce e Birra e l’antico
segreto della sagramatura

Nel nostro viaggio alla riscoperta delle buone pratiche di cantiere, ci imbattiamo spesso in “ingredienti” che oggi potrebbero far sorridere, ma che per secoli hanno rappresentato la frontiera della chimica applicata all’edilizia. Se a Venezia domina il Pastellone e a Marrakech il Tadelakt, spostandoci tra le nebbie e i mattoni rossi di Ferrara incontriamo una tecnica che unisce la sapienza dei maestri muratori a un additivo insolito quanto efficace: la birra.

Una pelle per il mattone


Ferrara è, per eccellenza, la città del cotto. Ma il mattone faccia a vista, pur nella sua bellezza, ha bisogno di protezione. La Sagramatura è nata proprio per questo: non un intonaco coprente, ma un “velo” minerale capace di uniformare, proteggere e lasciar respirare la cortina muraria.
Ma cosa c’entra la birra? Nelle zone del Nord Europa e della Mitteleuropa, e per osmosi nei grandi cantieri padani, si scoprì che l’aggiunta di questa bevanda al grassello di calce non era un semplice ripiego economico, ma una scelta tecnica raffinata per migliorare la carbonatazione e l’adesione su supporti difficili.

Perché la birra funziona con la calce? La risposta risiede nella sua composizione organica. Gli zuccheri del malto (malti e saccarati) reagiscono con l’idrossido di calcio formando saccarati di calcio, che agiscono come un potente ritardante naturale della presa. Questo permette alla calce di asciugare lentamente, evitando le micro-cavillature da ritiro.
Allo stesso tempo, l’alcol funge da tensioattivo: rompe la tensione superficiale dell’acqua e permette al “latte di calce” di penetrare profondamente nei pori del mattone, creando un legame meccanico indissolubile che la semplice acqua non potrebbe garantire.

LA RICETTA DEL MASTRO: SAGRAMATURA ALLA BIRRA

Per chi volesse sperimentare questa finitura materica e calda, ecco le proporzioni per una miscela equilibrata:

> 5 kg di Grassello di Calce (preferibilmente invecchiato almeno 12 mesi per garantire massima plasticità);
> 2,5 kg di Polvere di Mattone fine (cocciopesto granulometria 0.0-0.2 mm);
> 1 litro di Birra tipo Lager (meglio se “sgasata”, aperta il giorno prima);
> Acqua pulita q.b. fino a raggiungere la consistenza di una crema fluida.

Mescolate il grassello con la birra usando un miscelatore a basso numero di giri: sentirete subito la calce diventare più “morbida” e lavorabile. Inserite poi il cocciopesto e regolate con l’acqua. Il composto deve scivolare sul mattone senza colare eccessivamente.

L’Arte dello sfregamento

 

Il segreto della sagramatura ferrarese non sta solo nel secchio, ma nel braccio. Dopo aver bagnato il muro “a rifiuto”, si stende un velo sottile di impasto e, mentre è ancora fresco, si interviene con un mattone a pasta molle o un frattazzo di spugna, sfregando con movimenti circolari.

L’azione meccanica, coadiuvata dalla “scivolosità” conferita dalla birra, farà sì che la calce si fonda con il supporto, lasciando affiorare la tessitura naturale del muro ma conferendogli quella tonalità ambrata e quella resistenza che solo i materiali naturali sanno offrire.

☛ Il consiglio di Banca della Calce ☚
Per un restauro conservativo su mattoni antichi, scegliete una birra scura (tipo Stout).
I tannini e il malto tostato aiuteranno a ottenere una patina calda e storica senza dover ricorrere a pigmenti.

TI PIACE IL COCCIOPESTO?

Pulsante torna in alto