Post Series: News

STORIE DI CALCE#4
EL MEHDI AARAB: MAALEM DAL MAROCCO

Storie di Calce è la rubrica all’interno della quale vogliamo raccontare storie ed esperienze di tutti coloro che lavorano con la calce. Tutto per offrirvi spunti, aneddoti e, perchè no, qualche bell’esempio delle realizzazioni che si possono fare con i nostri materiali [Qui tutte le altre storie].

Oggi vi raccontiamo la storia di El Mehdi Aarab, nostro collaboratore. El Mehdi è maalem, maestro artigiano riconosciuto, in Tadelakt e nella lavorazione del ferro battuto. Conosce la tradizione artigianale marocchina e l’uso dei materiali decorativi tipici del suo paese (fili d’argento, rame e ottone, ossa di bovini e smalto); inoltre, costruisce i propri utensili e realizza calchi per forme inconsuete.
Buona lettura!

Come sei diventato maalem?

Maestro della tecnica del Tadelakt di Banca della CalceAppena finita la scuola, ho iniziato un corso per diventare meccanico di aerei ma presto ho capito che avrei preferito lavorare come fabbro. Perciò mi sono dedicato a questa professione. Dal 1985 al 1991 ho lavorato per un’azienda, appunto come fabbro.

Dopo un infortunio, ho iniziato a lavorare metalli preziosi (argento, rame ecc.) realizzando oggetti e gioielli. Nel 1995 ho incontrato un maestro di Tadelakt, uno dei più famosi “maalem” del Marocco, con il quale ho iniziato a collaborare: il mio amore per il Tadelakt è iniziato così. Sono rimasto con lui per due anni, seguendolo in laboratorio, accompagnandolo nei vari cantieri e specializzandomi sempre di più.

Nel 1998, finalmente, mi sono sentito pronto per avviare un’attività in proprio. Mi sono trasferito da Marrakech a Esaurirà e nel frattempo, ho insegnato l’arte del Tadelakt ai miei quattro fratelli, che adesso sono tutti artigiani affermati e molto più conosciuti di me in Marocco!

Quando sei arrivato in Italia?

Maestro artigiano della tecnica del Tadelakt di Banca della CalceSono arrivato nel 2006, per amore della ragazza che poi ho sposato. Qui ho avuto modo di affinare la mia tecnica grazie all’incontro con altri artigiani e di confrontarmi con nuovi materiali italiani, come il marmorino, lo stucco, il pastellone ecc.
Anche in Marocco ho sempre cercato di fare cose particolari e inedite, cerco di migliorarmi costantemente e di conoscere tecniche sempre nuove.

Tadelakt: dicci qualcosa di più!

Il Tadelakt venne utilizzato, ai suoi albori, nelle campagne intorno alla città di Marrakech fino ai piedi dell’Atlas. Il metodo usato era ben diverso dall’attuale, così come il suo scopo. Le sue origini sono legate al bisogno primario della popolazione locale di conservare acqua potabile: perciò venivano scavate nel suolo delle grandi buche, impermeabilizzate attraverso una particolare lavorazione della calce, così da ottenere cisterne di contenimento dell’acqua.
La tecnica adottata era impegnativa ed esistevano pochi maestri che si spostavano di villaggio in villaggio, prestando la loro preziosa opera. La malta posta a protezione della nuda terra, per divenire idrorepellente, veniva ben battuta con una spessa tavola di legno, in modo da renderla compatta, farla aderire al suolo e permettere alla schiuma derivante dalla lavorazione, di emergere in superficie e penetrare nei buchi e fessure provocate dalla grossolana granulometria della calce di quel tempo.
Doveva essere stesa e battuta in più strati. L’ultimo veniva infine lucidato con la pietra liscia di fiume, attraverso una sorta di massaggio, dal quale il Tadelakt prende il nome: la parola dellek, che letteralmente significa impastare-schiacciando.
Successivamente, il Tadelakt venne adoperato per consolidare i portoni d’ingresso e le torrette di guardia dei villaggi: come il resto delle opere architettoniche erano in mattoni di terra cruda e perciò sottoposte al continuo degrado e al continuo restauro.
Tra gli anni cinquanta e sessanta del novecento, l’introduzione del cemento ha cambiato profondamente le tecniche di costruzione, anche in quelle regioni dove erano rimaste immutate fino a quel momento.
Tuttavia, la tecnica del Tadelakt ha continuato ad essere tramandata. Ad un certo punto, si narra dell’incontro tra un maestro artigiano e un suo omologo francese: dal loro scambio di conoscenze nasce il Tadelakt come intonaco di finitura di pregio. L’uso pratico e quello decorativo si uniscono, le fornaci cominciano a produrre calce dalla grana più fine, lo spessore si assottiglia e la lavorazione si fa meno dura, si cominciano ad usare i pigmenti colorati e il Tadelakt entra nei saloni dei riad e arricchisce i bagni dei palazzi.
In anni recenti, grazie al numero sempre in crescita di turisti europei, l’intonaco di Marrakech è sempre più conosciuto e apprezzato: da sempre legato ad un preciso lembo di terra, abbandona i piedi delle grandi montagne nell’interno del Marocco per approdare in nuovi mondi.
Il Tadelakt odierno è una tecnica di rivestimento che permette finitura di grande valore funzionale ed estetico, ancora strettamente legata alla materia prima, alla conoscenza e alle mani dell’artigiano.
Si ottiene attraverso l’utilizzo di una calce debolmente idraulica, prodotta nelle fornaci a cielo aperto della regione di Marrakech, applicata come intonaco e ‘massaggiata’ mediante l’uso di particolari pietre di fiume, lucidata con sapone nero all’olio d’oliva e successivamente con cera naturale. L’aspetto finale è vivo, morbido, liscio con piccole ondulazioni.
Oggi, come un tempo, il suo utilizzo è fortemente legato all’elemento acqua: lo possiamo perciò vedere nelle sale da bagno, piscine, fontane, saune, ma la sua capacità di sposare le più svariate forme architettoniche ha esteso il suo impiego anche in altri ambienti, prestandosi bene per arricchire colonne e caminetti, colorare cucine, e, sempre, infondere armonia e calore.

Come hai conosciuto la Banca della Calce?

Nel più tradizionale dei modi, inviando una mail con il mio curriculum!
Quando sono arrivato in Italia, ho iniziato a cercare lavoro e, tra le aziende a cui ho scritto, c’era anche La Banca della Calce.
Abbiamo iniziato a sentirci per organizzare corsi e occasioni di formazione; da questi primi incontri è nata la nostra collaborazione e l’amicizia con i suoi titolari, che prosegue ancora oggi.

C’è qualcosa che vuoi aggiungere?

GaletSi, ci tengo a precisare che la mia è una famiglia di artigiani. E’ grazie a mio padre, muratore, se lo sono diventato anche io. Sin da bambino, quando non avevo la scuola, lo accompagnavo in cantiere ed è lì che ho imparato a usare molti degli strumenti che utilizzo ancora oggi per la posa del Tadelakt. Da lui ho appreso i ‘segreti’ del suo lavoro e li ho trasferiti ai miei fratelli più piccoli.

Per questi motivi ho voluto ricordare mio padre quando ho dato il nome alla mia ditta ‘Mehdi Bin Ayad’ che vuol di ‘Mehdi figlio di Ayad’ proprio in suo onore.

Lavorazione Tadelakt

Ringraziamo tanto Mehdi per aver condiviso con noi la sua esperienza.
Se anche voi volete raccontare la vostra storia di calce, non esitate!
Scriveteci: siamo tutti orecchie!

Carrello

Cerca