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Serie di articoli News

STORIE DI CALCE#26
DA CUNEO, IL RACCONTO DI
DANILO DIANTI

Con Storie di Calce raccontiamo le esperienze di clienti, appassionati e di tutti coloro che lavorano con la calce. Spunti, aneddoti e, perché no, qualche esempio delle realizzazioni che si possono fare con i nostri materiali.

In questo appuntamento abbiamo intervistato Danilo Dianti, maestro artigiano e nostro amico e collaboratore da anni. Ci ha raccontato la sua storia e abbiamo approfondito quali lavorazioni a base di calce sono di tendenza.

Cogliamo l’occasione di ringraziarlo per aver condiviso con noi la sua esperienza.

Buona lettura!

Ci racconti di lei e del suo percorso professionale

Vengo da una famiglia di artigiani: ho iniziato a fare questo lavoro a 13 anni, con mio padre imbianchino/decoratore e i miei due fratelli. Inizialmente lavoravamo insieme, poi abbiamo preso strade diverse perché mi sono specializzato sulle finiture naturali, anche quando nessuno ne voleva sentire parlare. Se vent’anni fa avessi proposto una pittura fatta con calce, latte e uova mi avrebbero riso in faccia; oggi, invece, le pitture naturali sono richiestissime. Questo cambiamento mi dà una grande soddisfazione: quella di aver creduto fortemente in questo tipo di prodotti. I materiali naturali si stanno sempre più affermando e la mia esperienza mi permette di lavorare in cantieri importati, che, dopo oltre 40 anni di carriera, sono in grado di selezionare in base ai miei interessi. Posso tranquillamente affermare di aver realizzato il sogno di molti: trasformare la mia passione in lavoro. Cerco continuamente di creare, sperimentare nuove soluzioni, sempre con una grande attenzione alla calce e ai materiali naturali. 

Dove si rifornisce?

Conosco Andrea Rattazzi e Costantino Polidoro, soci di Banca della Calce, da molto prima che fondassero l’azienda. Ci siamo incontrati grazie al Forum Italiano Calce: da allora non abbiamo mai smesso di collaborare, di scambiarci informazioni e segreti di bottega. Alcuni dei materiali che utilizzo vengono proprio da La Banca della Calce: acquisto calce pura, a partire dalla quale confeziono in autonomia i prodotti che mi servono. Lavoro come in una bottega rinascimentale: studio la materia e gli effetti della stessa a misura del cliente. Sono fermamente convinto che non esista la il «prodotto giusto» o la calce «giusta», ma che ogni muro abbia bisogno del suo prodotto e della sua calce; quello che funziona a Portofino non è detto che vada bene anche a Courmayeur: l’esposizione, le problematiche, i supporti sono sempre diversi, perciò è necessario studiare, di volta in volta, una soluzione ad hoc e questa esclusività è quello che i miei clienti apprezzano.

Che tipo di lavori svolge generalmente?

Negli ultimi anni i miei «cavalli di battaglia» sono indubbiamente il Tadelakt e il  Cocciopesto, che lavoro allo stesso modo, ma per il primo uso la tradizionale calce di Marrakech, mentre con il cocciopesto utilizzo il grassello locale. A questi si affianca il pastellone, molto richiesto per i pavimenti. Nel mio bagaglio professionale c’è anche l’esperienza nel settore del restauro conservativo: ogni anno mi dedico almeno a un lavoro di questo tipo. La calce è sempre stata circoscritta a lavori in chiese e palazzi d’epoca, mentre io cerco di utilizzarla dappertutto, anche in normali appartamenti: si adatta a qualunque situazione e può essere usata sia per lavori tradizionali sia per soluzioni più moderne.

La sua esperienza come formatore?

Nel 2008, quasi per caso, mi fu proposto di fare un corso di formazione su queste tecniche.
Inizialmente ero molto titubante, perché temevo di non essere in grado di trasferire le mie conoscenze e la mia passione. In realtà, il corso andò benissimo e da allora non mi sono più fermato: ho girato l’intera Italia, da Bolzano a Pantelleria, a parlare di finiture naturali e il mio metodo, quello di far vedere certe lavorazioni e ricette, senza vendere alcun prodotto, è sempre stato molto apprezzato ed è la forza del mio approccio formativo.

Quali lavori vanno per la maggiore?

Senza dubbio pavimenti e rivestimenti continui in calce per i bagni. Superfici di questo tipo sono molto richieste un po’ per moda e un po’ per praticità: non hanno fughe o tagli come le piastrelle, sono morbide, calde; è piacevole camminarci sopra e l’effetto è avvolgente. Sono prodotti che sostituiscono il legno, laddove non si può mettere; infatti, spesso vengono abbinati al parquet. La ceramica invece sta gradualmente scomparendo, a favore appunto di rivestimenti continui; resiste solo quella in grande formato, che ha meno fughe.

Qual è un difetto dei prodotti che propone?

Se dovessi trovare un limite a questi materiali, direi senza dubbio il costo. Lavorare con certi prodotti implica tempi lunghi e, come conseguenze il prezzo finale al mq è piuttosto elevato e non tutti, purtroppo, possono permetterselo.
Sono lavori che realizziamo in abitazioni ed edifici di pregio, con alle spalle uno studio di architettura o di design: lavoriamo sempre affiancati da professionisti. 

Il primo aneddoto che le viene in mente.

Un esempio di economia circolare, fatta con amore. Qualche anno fa lavoravo nelle Langhe su una cascina con un bellissimo tetto in coppi (tegole). Durante il cantiere, invece di buttare quelli ammalorati, che venivano via via sostituiti, abbiamo deciso di frantumarli e adoperarli per i pavimenti in cocciopesto. Il proprietario, legato affettivamente alla casa, appartenuta al padre e, prima ancora, al nonno, mi ha detto: «Questi coppi sono stati alle intemperie e hanno protetto la mia casa per oltre 150 anni. Oggi noi li ringraziamo e invece di buttarli li facciamo finalmente entrare in casa, al riparo: abbelliranno il salone principale», dopo di che mi ha abbracciato! 

danilo dianti applicazione pastellone

La Ricetta di Danilo per Finiture Impermabili

  • Sabbia fine 0/1mm (1500 grammi circa)
  • Cocciopesto  0/1mm (1350 grammi circa)
  • Grassello di calce invecchiato (2600 grammi circa)
  • Metacaolino (100 grammi circa)  
  • Cellulosa vergine (5 grammi circa)
  • Xantan Gum (5 grammi circa)
  • Acqua zuccherata (100 grammi circa di acqua + 10 grammi circa di zucchero)
Mescolare gli ingredienti, aggiungendo piccole aliquote di acqua zuccherata, fino ad ottenere una pasta omogenea.
Applicare in due mani sottili, su supporto ruvido e poroso. Quando si passa la seconda mano, si lucida con frattazzo in acciaio, pezzo per pezzo, lasciando l’attacco non lucidato in maniera da potere sormontare. A fine stesura, ancora fresca, applicare a spatola del sapone nero. A completa asciugatura, stendere un velo di cera.
Bagno In Pastellone

I PRODOTTI USATI DA DANILO

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