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STORIE DI CALCE#14
INTERVISTA ALLA CALCE

Con Storie di Calce raccontiamo le esperienze di clienti, appassionati e di tutti coloro che lavorano con la calce. Spunti, aneddoti e, perché no, qualche esempio delle realizzazioni che si possono fare con i nostri materiali.

In questo appuntamento abbiamo intervistato lei…la calce! Un legante noto da millenni, le prime testimonianze risalgono addirittura alla preistoria, oggi riscoperto grazie alla bioedilizia e al sempre più diffuso utilizzo di materiali naturali nel settore delle costruzioni.

Buona lettura!

Quando sei nata?

Banca della Calce - Calce QualitàMilioni di anni fa 🙂 Essendo figlia del calcare, che si trova in natura, posso dire di essere nata con il mondo. La mia scoperta come materiale da costruzione risale invece all’epoca preistorica, quando i primi uomini  osservarono che alcune pietre dei loro focolai, a contatto con il fuoco e poi con l’acqua, formavano una materia capace di far presa con altri materiali da costruzione e indurire mantenendoli legati.

Il mio “esordio” nell’ambito edilizio è del 7.000 a. C.: a quella data si fa risalire il più antico manufatto conosciuto a base di calce, un calcestruzzo usato in una pavimentazione in Israele. Se non ricordo male (scusate, sono passati millenni!) furono i Fenici a scoprire per primi le mie caratteristiche come legante idraulico, capace di far presa ed indurire anche in ambiente subacqueo: gli storici ritengono che utilizzassero malte preparate mescolando calce aerea (in grado di fare presa solo a contatto con l’aria) e sabbia vulcanica delle Isole Cicladi, situate nel Mar Egeo. In questo modo, si otteneva un materiale dotato di una grande resistenza, tanto all’acqua dolce quanto a quella marina. A Gerusalemme sono state rinvenute alcune cisterne per acqua intonacate con malte idrauliche, risalenti al regno di Salomone (X Sec. a.C.), molto probabilmente realizzate da operai fenici. Questa tecnica è la stessa su cui si basa il Tadelakt, impiegato in Marocco come rivestimento di cisterne e acquedotti.

Quando sei diventata grande?

Sono stata “cresciuta” dai Greci che hanno utilizzato ampiamente i leganti a base di calce, tramandando la conoscenza sulla produzione e sull’impiego agli Etruschi e ai Romani. In particolare, questi ultimi migliorarono notevolmente la tecnica di produzione della calce aerea, che consisteva nel selezionare pietre calcaree che raggiungessero un certo livello di qualità: il risultato era una calce viva, che veniva poi spenta molto accuratamente e mescolata con sabbia pulita.

I costruttori Romani conoscevano solo la calce aerea, mentre ignoravano la calce idraulica. Erano tuttavia in grado di ottenere malte idrauliche, aggiungendo all’impasto la pozzolana e, seguendo l’esempio dei Fenici, utilizzarono principalmente depositi vulcanici rossi o purpurei provenienti dalla baia di Napoli. La terra di qualità migliore veniva estratta nelle vicinanze di Pozzuoli: per questo motivo il materiale fu chiamato pozzolana (dal latino pulvis puteolana). I Romani sfruttarono anche depositi di pozzolana naturale già noti ai Greci, sull’isola di Santos, oppure altre terre vulcaniche provenienti dall’isola di Thera e dalla Germania meridionale. Il principale legante utilizzato nel periodo Romano era il cosiddetto calcestruzzo: si tratta di una malta ottenuta mescolando grassello di calce, sabbie, cocciopesto, pozzolana, cocci di mattone cotto. Se la terra vulcanica non era disponibile utilizzavano tegole, mattoni o terraglie cotte, frantumate o macinate: gli effetti idraulici erano molto simili. Questa pratica era già nota presso la Civiltà Minoica di Creta (circa 1700 a.C.) ed è probabilmente più antica in confronto all’impiego di materiali di origine vulcanica.

E quando sei diventata famosa?

Sicuramente grazie ai Romani! Le conoscenze tecniche che avevano sviluppato nell’utilizzarmi come materiale da costruzione conobbero una grande diffusione grazie al trattato De architectura, pubblicato intorno al 13 a.C. dall’architetto e ingegnere Marco Vitruvio Pollione. Tale opera costituisce una fonte di informazioni  estremamente dettagliata sulle modalità di costruzione romane ed è considerata, di fatto, il primo esempio al mondo di normativa industriale. Nel capitolo V, Vitruvio dà testimonianza di una conoscenza necessariamente empirica (basata solo sull’esperienza personale), ma certamente valida. Le conoscenze dei Romani sulla preparazione delle malte si estesero così fin nelle Regioni più lontane dell’Impero: ne è un valido esempio la qualità delle murature scoperte in Inghilterra, che è uguale a quella di analoghe strutture trovate a Roma.

Cosa è successo dopo la caduta dell’Impero Romano?

Dopo la caduta dell’Impero, molte delle capacità produttive conosciute fino ad allora andarono perdute, ma nessuno smise di produrmi e utilizzarmi.
Durante il MedioEvo si ritornò quasi ovunque alla fornace di campagna, di tipo verticale, priva di rivestimento in mattoni: il risultato era una grande quantità di incotto, ovvero pietra non calcinata. In questo periodo, ammetto, si verificò un graduale declino del livello qualitativo negli impasti a base di calce usati in campo edile e l’utilizzo di queste fornaci rudimentali portò di conseguenza a un generale decadimento della qualità.

A partire dal XII secolo, tornai ad essere ben setacciata e sottoposta a una cottura migliore: perciò il livello qualitativo riprese a progredire e dopo il XIV secolo la situazione è migliorata continuamente. Posso tranquillamente collegare questo fenomeno al generale risveglio umanistico, che portò a tradurre e a leggere opere latine, tra le quali quelle di Vitruvio e Plinio, che permisero di diffondere le tecniche per preparami e utilizzarmi. Purtroppo però gli standard raggiunti ai tempi dell’antica Roma non vennero più conseguiti.

Dopo come ti sei evoluta?

forno a calce

I metodi dei Romani furono ripresi e fatti rivivere in Francia durante i grandi lavori idraulici eseguiti nella Reggia di Versailles nel XVIIII secolo soprattutto da Jean Rondelet. Nel suo Trattato dell’Arte di Edificare, il più autorevole lavoro su questo argomento, Rondelet esaminò attentamente le costruzioni risalenti all’epoca dei Romani e intraprese numerosi esperimenti. La sua conclusione fu che l’eccellenza delle loro malte da costruzione non era altro che il frutto dell’estrema cura usata nella miscelazione e nel compattamento dell’impasto.
Nello stesso periodo, in Gran Bretagna, si sentiva l’esigenza di produrre materiali da costruzione che resistessero efficacemente anche sotto l’azione dell’acqua di mare. Nel 1750 John Smeaton scoprì per caso che la cottura di calcare che presentasse un certo contenuto di impurità argillose produceva un tipo di calce idraulica molto simile a quella utilizzata dai Romani, con l’ulteriore vantaggio di non dover usare la pozzolana, materiale non sempre reperibile. Fu così che diversi professionisti del settore iniziarono a sperimentare la cottura di miscele artificiali di calcare ed argilla. Nel 1796 James Parker brevettò un particolare tipo di cemento naturale idraulico, detto Roman cement (cemento romano), ottenuto tramite la cottura prolungata ad alta temperatura di noduli di calcare contaminati da argilla (septaria).

Nel 1812, il francese Luis Vicat preparò una calce idraulica artificiale servendosi dello stesso metodo con miscele artificiali di calcare e creta. Questo portò a formulare la prima distinzione fra calce idraulica naturale e artificiale: la prima si ottiene per cottura di calcari contenenti argilla, la seconda per cottura di miscele di calcare e argilla. Sempre a Vicat va attribuita la prima distinzione tra calce idraulica e cemento: qualunque prodotto messo in opera previo spegnimento deve denominarsi calce idraulica, se senza spegnimento cemento. Nel 1824 un muratore inglese, Joseph Aspdin, perfezionò la qualità e la resistenza della calce grazie a un’attenta selezione dei calcari. Fu sempre Aspdin a scoprire un nuovo materiale da costruzione chiamato Cemento Portland: creò una particolare miscela di calcare e argilla che, cotti in un forno simile a quello usato per la calce, fornirono una calce idraulica con caratteristiche superiori agli altri leganti fino ad allora sperimentati.

E in epoca recente?

Vendita di Calce Viva di Banca della CalceNel XIX secolo la progressiva introduzione di innovazioni tecnologiche, come i nuovi combustibili ad alto potere calorifico come il carbone e i derivati del petrolio, ha determinato la sostituzione del tradizionale legname e il raddoppio delle pareti del forno per adeguare l’involucro alle maggiori temperature di combustione. Di conseguenza, la produzione di calce è stata messa da parte a favore della produzione di cemento, che si è imposto come unico e incontrastato legante da costruzione per quasi tutto il Novecento.

Il mio «concorrente» ha mostrato il suo punto debole dopo la crisi petrolifera degli anni ’70: la sua produzione richiedeva una enorme quantità di risorse energetiche. Per fortuna, con il nuovo millennio, la sostenibilità ambientale, e di conseguenza l‘architettura ecologica, hanno avuto sempre più importanza, di pari passo con l’attenzione alla conservazione del Patrimonio Culturale. Ed è così che sono tornata di moda!
Oggi sono uno dei pochi leganti da costruzione in grado di soddisfare le esigenze del mondo attuale: ho bisogno di una minore energia per essere prodotta, dono salubrità  agli edifici e sono perfettamente compatibile con il costruito storico.

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