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STORIE DI CALCE#18
DA LIVORNO, IL RACCONTO DI RAFFAELE

Con Storie di Calce raccontiamo le esperienze di clienti, appassionati e di tutti coloro che lavorano con la calce. Spunti, aneddoti e, perché no, qualche esempio delle realizzazioni che si possono fare con i nostri materiali.

In questo appuntamento abbiamo intervistato Raffaelle Barretta, artigiano e nostro collaboratore sin dagli inizi di Banca della Calce. Attivo principalmente nella provincia di Livorno, nonostante abbia eseguito numerosi lavori anche fuori regione, nel suo lavoro cerca sempre di utilizzare materiali naturali, poiché fermamente convinto della loro superiorità.

Buona lettura!

Ci racconti la sua storia

Ho iniziato a lavorare nel settore dell’edilizia alla fine degli anni ’70, quando mi sono trasferito in Toscana, a Livorno, dal sud Italia. All’epoca si utilizzava solo il cemento armato per le strutture portanti e le malte cementizie per il resto, compreso le finiture; i materiali naturali non si trovavano, se non su richiesta. Ancora oggi, purtroppo, la maggior parte dei lavori che svolgo non ne prevede l’utilizzo; cerco sempre di indirizzare i committenti verso la bioedilizia, ma nella maggior parte dei casi c’è ancora scetticismo. Perciò ho iniziato a usare questo tipo di materiali in autonomia, dal canniccio agli intonaci a calce, e, inizialmente, ordinavo in Francia, famosa produttrice di ottima calce. Gradualmente, ho iniziato a conoscere produttori anche in Italia, fino ad arrivare alla Banca della Calce.

Perché la scelta di usare materiali naturali? Come ha conosciuto la Banca della Calce?

Purtroppo, l’uso in edilizia di materiali naturali è raro, perché la maggior parte delle persone ancora non crede alla loro validità; inoltre, è abituata ad avere risultati nell’immediato, mentre la calce ha bisogno di tempo, segue un processo più lento, ma indubbiamente più duraturo. Mi sono avvicinato alla bioedilizia perché nei lavori di ristrutturazione di vecchi edifici  avevo sempre delle difficoltà: ogni volta che utilizzavo materiali “convenzionali” come il cemento, ho sempre riscontrato problemi dati dall’incompatibilità con i materiali originali. Perciò, ho iniziato a studiare le antiche tecniche di costruzione e a testare i vari materiali che venivano utilizzati nel passato. Ho trovato la Banca della Calce cercando online chi vendesse questo tipo di prodotti; nello specifico mi serviva un intonaco da usare con dei pannelli di cannapalustre. Da quel momento, era il 2013, abbiamo iniziato una collaborazione che prosegue ancora oggi, grazie alla quale abbiamo approfondito – entrambe le parti – il connubio calcecanapa e cannapalustre, ormai diventato un sistema collaudato. Sono molto soddisfatto perché finalmente ho trovato delle persone che hanno una grande conoscenza della materia.

Qual é il materiale più “soddisfacente” con cui ha lavorato?

Sicuramente il termointonaco, il cocciopesto e, in generale, tutte le finiture, semplicemente perché, una volta terminato il lavoro, restano visibili, se ne sente il profumo, sono la prova tangibile di quanto fatto. Mi ricordo un geometra che, ogni volta che veniva in cantiere, mi diceva che c’era un odore speciale, che non sentiva più da anni e gli ricordava la sua infanzia, quando il padre lo portava con sé a lavoro,  il cosiddetto “profumo di cantiere”, dato dai materiali non industriali. Quando si utilizza questo tipo di prodotti, gli ambienti regalano sensazione di benessere che rimane nel tempo: il clima è migliore, come anche l’insonorizzazione. Tutti i clienti a cui li ho proposti sono stati estremamente soddisfatti e dichiarano di avere un comfort abitativo migliore. Molti di loro sono talmente entusiasti che, quando si è presentata l’occasione di dover fare altri lavori, si sono rifiutati di usare, per esempio, le piastrelle o altri rivestimenti: mi hanno esplicitamente richiesto rivestimenti naturali. Chiaramente, sono prodotti che richiedono più tempo e più cura, anche nella realizzazione, ma, rispettando i tempi, una volta concluso l’intervento non ci sarà più bisogno di fare aggiustamenti. I prodotti cementizi hanno invece una durata limitata: sembra normale, dopo un certo numero di anni, dover fare dei lavori di mantenimento, invece non lo è. Tutte le volte che utilizzo i prodotti industriali, non ho la soddisfazione che provo con i materiali naturali e sono sempre stato convinto che qualcosa non andasse bene; inoltre ho sempre accusato dei malesseri fisici (respirazione, rossore agli occhi) che invece non riscontro quando uso prodotti naturali.

Il lavoro più bello che ha realizzato

Nel 2014-15 ho lavorato alla ristrutturazione di un vecchio cascinale a Castellina Marittima, in provincia di Pisa. Abbiamo iniziato con due stanze e abbiamo poi ristrutturato l’intero casale solo con prodotti naturali: controsoffitti in canniccio, salone con massetto, pavimento in cocciopesto, termointonaco, grassello, calce idraulica, intonaco a cocciopesto, fino all’imbiancatura con pitture naturali. Un sogno diventato realtà: ho sempre voluto fare questo tipo di intervento, ma non avevo mai avuto l’occasione. Sono estremamente soddisfatto del risultato e lo sono anche i clienti che me l’hanno commissionato.

 

Ha qualche aneddoto da raccontare?

Ho conosciuto i pannelli in cannapalustre, con cui realizzo i cappotti, anni fa grazie a un amico e ho deciso di iniziare a utilizzarli. Per il primo lavoro, avevo acquistato il materiale ma, non potendolo portare in cantiere perché troppo ingombrante, lo avevo lasciato in custodia in un magazzino edile. I muratori che passavano di lì e vedevano i miei pannelli, me ne hanno dette di tutti i colori: che se li sarebbero mangiati i topi, che non sarebbero durati; insomma, ero lo zimbello di tutti! Nonostante ciò, non mi sono scoraggiato perché avevo una convinzione: i materiali naturali sono stati utilizzati sin dall’antichità e molti edifici sono ancora intatti, a differenza delle costruzioni recenti che, dopo pochi anni, si deteriorano e hanno bisogno di interventi; il fatto che avessero resistito nei secoli per me era la prova tangibile della loro validità. Infatti ho avuto ragione: il mio primo cappotto in cannapalustre dopo 10 anni è ancora intatto e non ha mai avuto nessun problema.

 

Pannelli In Canapalustre

I PRODOTTI USATI DA RAFFAELE BARRETTA

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