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TINTE A CALCE PER INTERNI:
GUIDA ALL’APPLICAZIONE

Se le tinte a calce in passato erano usate moltissimo in esterno – ne sono un esempio le bianche abitazioni del Mediterraneo – oggi il loro uso è diffuso sopratutto per le superfici interne.

Uno dei motivi per cui sono molto amate è il risultato estetico: la tinta lavora per velature, simili all’acquerello, perciò le diverse pennellate, una volta asciutte, conferiscono alle superfici aspetto materico e profondità cromatica unici.

Oltre all’estetica, il successo delle tinte a calce è dovuto al loro potere sanificante: hanno potere antibatterico, sono ecologiche e contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria delle case eliminando muffe e cattivi odori  (Approfondisci qui>>).

Se hai deciso di imbiancare con Calcelatte, devi sapere che la calce è un prodotto naturale e la sua applicazione richiede alcune attenzioni. Ecco quali.

Prima di iniziare

Prima di tinteggiare a calce è bene innanzitutto valutare il tipo di superficie. Le tinte a calce erano originariamente utilizzate per superfici «aperte» (porose), come mattoni pieni e intonaci a calce; le case moderne, spesso, non sono realizzate con questi materiali perciò se si vuole applicare la tinta su un supporto «chiuso»,  come per esempio il cartongesso, sarà necessario applicare un primer (Calcelatte Fondo Aggrappante>>).

È fondamentale inoltre pulire e preparare le pareti: rimuovere polvere e macchie di grasso, stuccare fori e lacune per uniformare la superficie. Usate poi il nastro adesivo in carta e teli per proteggere infissi, battiscopa, pavimenti  e mobilio, perché le pitture a calce sono piuttosto liquide e tendono a gocciolare.

Infine, occhio al colore! Quando si inizia a dipingere, il colore dei muri sarà molto più scuro rispetto a quello finale: l’effetto definitivo sarà visibile solo una volta che la tinta è completamente asciutta. Per questo consigliamo sempre di fare alcune prove prima di scegliere la tonalità (Campionature Calcelatte>>).

La procedura

L’importante è partire con il piede giusto:

  • lavorare con una buona illuminazione, preferibilmente durante il giorno;
  • essere metodici e organizzati: procedere sempre per campiture, valutando i tempi di applicazione di ciascun elemento: tutto quello che viene cominciato deve essere terminato.

La tinta va data a pennello, servendosi del movimento del solo braccio, o meglio del polso. Il corpo deve rimanere fermo e non seguire il movimento eseguito dal pennello altrimenti il peso del corpo premerà sulle setole a scapito dell’uniformità della stesura. La tinta a calce si applica a velature, una tecnica che si basa sull’applicazione di più strati pittorici semi-trasparenti in modo che, attraverso lo strato superiore, sia possibile osservare quello sottostante come, appunto, attraverso un velo. Per ottenere questo effetto è necessario procedere per strati sottili e pennellate veloci.

Bagnatura del supporto
Un buon tinteggio a calce ha bisogno di un muro umido. Il supporto troppo secco assorbe molta acqua, sottraendola velocemente allo strato pittorico e impedisce che la carbonatazione avvenga in modo completo. Il supporto troppo bagnato riduce l’adesione dello strato pittorico e la copertura.
Per trovare il giusto equilibrio, si consiglia di inumidire le pareti qualche ora prima di iniziare il lavoro per nebulizzazione, in modo che l’acqua penetri per capillarità nel substrato, senza saturarlo.

Prima mano
Prima di iniziare, mescolare bene la tinta. Poi intingere il pennello solo per metà ed eliminare la tinta in eccesso: il pennello troppo carico pesa di più, è difficile da usare e aumenta il rischio colature.
Suggeriamo di partire dall’alto e procedere verso il basso in piccoli pezzi e di mantenere sempre bagnate sia la punta del pennello che l’area di pittura così da ottenere un aspetto uniforme.
Passare la calce con pennellate lunghe al massimo 30 cm parallele, a forma di V o a forma di 8. A parete, seguire un andamento prevalentemente verticale; nei soffitti, invece, seguire l’andamento del locale, eseguendo pennellate parallele al lato lungo.
Per ottenere un aspetto omogeneo, va applicato un solo tratto, a coprire una striscia corrispondente alla larghezza del pennello, senza ripassare più volte sulla stessa aerea e senza ‘tirare’ la materia pittorica (come si fa con le tempere o gli smalti).
Procedere con metodo, facendo attenzione a non lasciare lacune e prestando molta attenzione perché la tinta a calce, soprattutto quando è bianca, appare ‘trasparente’ e diventa opaca e coprente solo una volta asciutta.
Completare sempre la parete o la campitura, senza interruzioni poiché le riprese sono spesso antiestetiche una volta asciutte.
Se, a un certo punto il pennello non scorre bene, inumidire nuovamente il supporto e riprendere a tinteggiare appena dopo aver fatto assorbire l’acqua presente in superficie.
Dopo la prima mano, arieggiare i locali, senza forzare l’asciugatura con correnti d’aria, ventilatori o altro. Attendere 4-12 ore, prima di procedere con la seconda stesura.

Seconda mano e mani successive
II numero di mani non si fissa mai a priori, perché dipende dal tipo di fondo e, non ultimo, dall’abilità dell’esecutore. La regola è che siano 3, in ogni caso dispari, perché in parete si alternano stesure verticali con stesure orizzontali e bisogna sempre finire con una mano ad andamento verticale. Anche nei soffitti le mani sono dispari, con prima e la terza parallele al lato lungo.
Prima di procedere  è necessario inumidire nuovamente il supporto per nebulizzazione. Bagnate in modo che superficie non appaia lucida o grondate, ma appena più scura rispetto a quanto asciutta.
La seconda mano si applica sempre in strato sottile, lavorando in maniera leggera e senza imprimere particolare forza sul pennello, per non rimuovere la prima.
La terza mano, va applicata a distanza di 4-12 ore dalla seconda, nebulizzando ancora leggermente le superfici qualche momento prima di iniziare.
Con il susseguirsi delle stesure, il supporto assorbirà sempre meno prodotto, quindi si può utilizzare una tinta leggermente più densa rispetto a quella della prima mano: ciò favorisce il grado di copertura.
La terza mano, che il più delle volte è quelle conclusiva, va applicata con dedizione avendo cura di disporre le pennellate in maniera ordinata, evitando per quanto possibile le riprese e quant’altro possa determinare la formazione di macchie e strisciate antiestetiche.

Bagnature finale
Spesso lo strato pittorico tende a seccare troppo velocemente e ciò determina un rischioso deficit di carbonatazione, sfarinamento/scarsa copertura. Dopo 6-12 ore dalla mano finale, è pertanto raccomandabile nebulizzare nuovamente  le superfici con acqua. In giornate particolarmente calde e asciutte, l’operazione va ripetuta anche a distanza di 24 ore.

Quando tutto è finito

Terminata la tinteggiatura, per futuri impieghi, gli utensili vanno conservati perfettamente puliti e liberi da residui di calce.
In particolare i pennelli andranno lavati con acqua calda e sapone neutro, perché l’alcalinità della calce nel tempo rovinerebbe irrimediabilmente le setole.
Gocce e residui di tinta, caduti accidentalmente su pavimenti, mobili e altre superfici, possono essere facilmente rimossi con acqua tiepida e normale detergente. Dopo la pulitura, qualora compaiano aloni biancastri, è consigliabile ripassare con un straccio imbevuto di acqua e aceto (1 bicchiere di aceto bianco in un litro di acqua tiepida).

Calcelatte Oltremare

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