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Serie di articoli News

STORIE DI CALCE #42
DALLE MARCHE IL RACCONTO
DI MAX CANTI

Con Storie di Calce raccontiamo le esperienze di clienti, appassionati e di tutti coloro che lavorano con la calce. Condividiamo spunti, aneddoti e, perché no, qualche esempio delle realizzazioni che si possono fare con i nostri materiali.

In questa puntata esploriamo il confine tra ricerca scientifica e bioedilizia attraverso la storia di Max Canti, un innovatore da oltre 140 brevetti che ha dedicato la sua carriera alla creazione di materiali biocompatibili.

Max non si limita a costruire: lui “coltiva” il futuro dell’abitare. Ci porta in un viaggio che parte dalla scoperta della leggerezza del canapulo fino alla realizzazione di pannelli rivoluzionari capaci di sostituire la plastica e il cemento, unendo le doti millenarie della calce alle prestazioni della canapa. Un racconto che parla di comfort, salute e di una visione dove l’edificio diventa un organismo vivente.

Ecco la sua storia!

Ci racconti qualcosa di più su di lei: di cosa si occupa? Com’è avvenuto il suo primo incontro con la calce e con la canapa?

Sono un ricercatore con all’attivo 144 brevetti focalizzati su materiali compositi biocompatibili. La mia carriera è dedicata a trasformare scarti industriali e risorse naturali in soluzioni d’avanguardia: ho progettato impianti per il recupero di fanghi ceramici e vetrosi, ma oggi il mio cuore batte esclusivamente per la canapa.
Con questa pianta ho sviluppato di tutto: dai pannelli ultraleggeri privi di formaldeide per l’arredo, a materiali densificati ad alte prestazioni (1400 KG/m3) resistenti ad acqua e fuoco, fino a travi portanti che possono sostituire il legno strutturale (X-LAM) e packaging alimentari plastic-free.
Due sono stati gli “incontri” che mi hanno portato ad appassionarmi a questi due materiali. Erano i primi anni 2000 quando scoprii la canapa: provenendo dall’industria del legno, rimasi folgorato dalla leggerezza del canapulo. Nel 2005, presso lo stabilimento Invernizzi, ho realizzato i primi pannelli al mondo in canapa senza formaldeide: pesavano la metà del legno tradizionale ma offrivano prestazioni meccaniche superiori e un’inedita resistenza all’acqua.
Galeotto fu l’incontro con Andrea Rattazzi per quanto riguarda il mio incontro con la Calce. Mi affascinò il ciclo della calce: un legante naturale capace di riassorbire dall’ambiente tutta la co2 emessa durante la produzione. Da lì, ho approfondito ogni aspetto dei carbonati, incluso il magnesio, per integrarli perfettamente con le fibre vegetali.

Coltiva la tua casa: nel tuo libro suggerisci un approccio “agricolo” all’edificio. Cosa significa per te “coltivare” una casa invece di costruirla soltanto?

“Coltivare” una casa significa vederla come un organismo vivente e non come un semplice manufatto inerte. Significa scegliere materiali che nascono dalla terra, crescono grazie al sole e, a fine ciclo vita, possono tornarvi senza inquinare. Mentre l’edilizia tradizionale “consuma” risorse e territorio, la bioedilizia in canapa e calce “rigenera”: sequestra carbonio durante la crescita della pianta e continua a farlo all’interno delle mura domestiche, garantendo un habitat sano, traspirante e in totale armonia con i cicli biologici.

Oltre alle note doti isolanti, qual è la proprietà del calcecanapa che ti affascina di più a livello abitativo?

Ciò che più mi affascina è l’incredibile comfort termo-igrometrico. Il calcecanapa agisce come un polmone naturale: regola l’umidità interna mantenendola costante intorno al 60-62%, indipendentemente dalla stagione. In estate, elimina quella sensazione di “afa” opprimente, regalando un fresco simile a quello dell’alta montagna senza bisogno di condizionatori. In inverno, invece, previene la condensa assorbendo l’umidità in eccesso, garantendo un risparmio energetico imbattibile. Se poi lo si abbina a intonaci in terra cruda, la casa diventa un ambiente antisettico naturale capace persino di neutralizzare gli odori.

Dal punto di vista della sostenibilità, quanto incide l’uso della canapa nel settore delle costruzioni rispetto ai materiali tradizionali?

L’impatto è rivoluzionario perché invertiamo il paradigma: passiamo da un’industria che emette $\text{CO}_2$ a una che la sequestra. Mentre la produzione di cemento e acciaio è tra le più inquinanti al mondo, un metro cubo di calcecanapa imprigiona carbonio per tutta la durata della sua vita. È un materiale a bilancio di carbonio negativo. Inoltre, la canapa cresce rapidamente, non richiede pesticidi e necessita di pochissima acqua, rendendo la filiera edilizia finalmente rigenerativa e non estrattiva.

Qual è la sfida principale per far sì che questi materiali diventino lo standard e non solo una nicchia per esperti?

La sfida è culturale e formativa. Dobbiamo scardinare il pregiudizio che “naturale” significhi meno resistente o meno professionale. Serve formare una nuova classe di progettisti e artigiani che conoscano le tecniche di posa e le straordinarie prestazioni di questi compositi. La tecnologia oggi c’è — come dimostrano i miei brevetti e i pannelli industriali che abbiamo sviluppato — ora serve la volontà politica e imprenditoriale di scalare queste soluzioni per rendere la casa “coltivata” un’opportunità accessibile a tutti.

Canapa integrale con legante naturale
Getto su forma di terra cruda e canapa e legante naturale
Pannello di canapa isolante accoppiato con pannello sottile di terra cruda e canapa con fresatura incrociate fono assorbenti
Igloo di terra cruda e canapa e legante Magnesia Calcinata
Legno massiccio di bacchette di canapa con legante naturale proteico con Magnesia calcinata
Fibra di canapa con legante naturale espansa.

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