{"id":60656,"date":"2023-04-21T12:19:08","date_gmt":"2023-04-21T10:19:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/?p=60656"},"modified":"2023-11-14T13:22:33","modified_gmt":"2023-11-14T12:22:33","slug":"storie-di-calce34-il-racconto-di-ottaviano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/storie-di-calce34-il-racconto-di-ottaviano\/","title":{"rendered":"STORIE DI CALCE#34: IL RACCONTO DI OTTAVIANO"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\">[vc_row full_width=&#8221;stretch_row&#8221; min_height=&#8221;650&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1682697562546{background-image: url(https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/affresco.jpg?id=60705) !important;background-position: 0 0 !important;background-repeat: repeat !important;}&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;360px&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1681813349808{padding-top: 20px !important;padding-right: 20px !important;padding-bottom: 20px !important;padding-left: 20px !important;background-color: rgba(255,255,255,0.54) !important;*background-color: rgb(255,255,255) !important;}&#8221;]\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0a0a0a;\">STORIE DI CALCE#33<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #0a0a0a;\">DA FIRENZE, IL RACCONTO<br \/>\nDI OTTAVIANO CARUSO<br \/>\n<\/span><\/h1>\n[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row full_width=&#8221;stretch_row&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1574619435619{background-color: #ededed !important;}&#8221;][vc_column][vc_empty_space height=&#8221;16px&#8221;][vc_column_text]<span style=\"color: #000000;\">Con <em>Storie di Calce<\/em> raccontiamo le <strong>esperienze di clienti<\/strong>, <strong>appassionati e di tutti coloro che lavorano con la calce<\/strong>. Spunti, aneddoti e, perch\u00e9 no, qualche esempio delle realizzazioni che si possono fare con i nostri materiali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In questo appuntamento della rubrica, abbiamo intervistato <strong>Ottaviano Caruso<\/strong>, <strong>restauratore formatore presso la <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.opificiodellepietredure.it\/index.php?it\/79\/scuola\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scuola di Alta Formazione dell&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze<\/a><\/span><\/strong>. A seguito della sua tesi si \u00e8 specializzato in<strong> fotografia e diagnostica per immagini. <\/strong>All&#8217;attivit\u00e0 professionale si affiancano l&#8217;<strong>attivit\u00e0 di docenza<\/strong> presso vari enti, tra cui l&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera, la<strong> ricerca e divulgazione a carattere scientifico e artistico<\/strong>. Abbiamo approfondito con lui la <strong>tecnica dell&#8217;affresco e la relazione con la calce<\/strong>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Cogliamo l&#8217;occasione\u00a0 per ringraziarlo per aver condiviso con noi la sua esperienza e le sue riflessioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Buona lettura!<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text color=&#8221;#000000&#8243;]\n<h2><span style=\"color: #000000;\">Ci racconti il suo percorso professionale <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-60715 size-thumbnail alignright\" src=\"https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-600x600.jpg 600w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-100x100.jpg 100w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.bancadellacalce.it\/bdc\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Ottaviano-Caruso.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><br \/>\n<\/span><\/h2>\n<blockquote><p><span style=\"color: #000000;\">Come prima cosa mi piacerebbe sottolineare che\u00a0<strong>tutto quello che faccio e che sono oggi \u00e8 frutto del mio percorso di formazione<\/strong>. Mi \u00e8 sempre piaciuto disegnare e ho sempre avuto propensione per tutto ci\u00f2 che fosse legato alla pratica e, contemporaneamente, allo sviscerare la teoria e\/o filosofia nascosta dietro a un\u2019azione, per quanto questa sia meccanica nella sua essenza. Compresa la mia passione per le arti, ho frequentato il liceo artistico, nonostante i miei professori delle medie, nella fase di orientamento agli studi successivi, avessero indicato il Liceo Classico o lo Scientifico per le mie buone attitudini allo studio: l\u2019artistico era considerato una \u00abscuola di serie B\u00bb ma la mia grande fortuna \u00e8 stata quella di avere una madre illuminata che ha assecondato i miei desideri. Ho avuto degli insegnanti straordinari, tra i quali voglio ricordare un grandissimo storico dell\u2019arte venuto a mancare da pochissimo, <strong>Giovanni Mendola<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La mia insegnante di pittura, la professoressa <strong>Antonia Trapani<\/strong>, sosteneva che non fossi molto creativo e, data la mia grande passione per la tecnica e la pittura rinascimentale (quasi a livelli ossessivi, lo ammetto: ogni estate dovevo recarmi a Firenze a studiare dal vivo la grande pittura del Rinascimento) mi consigli\u00f2 di studiare restauro. I testi che mi aprirono a questo mondo furono <em>La Teoria del Restauro<\/em> di <strong>Cesare Brandi<\/strong> e i libri sulle tecniche artistiche di <strong>Corrado Maltese<\/strong>, ma la vera svolta avvenne quando lessi sulla rivista<em> Bell\u2019Italia<\/em> dedicata a Firenze un articolo sull\u2019<strong>Opificio delle Pietre Dure e sulla Scuola di Alta Formazione<\/strong>: da quel momento sviluppai una nuova ossessione, quella di riuscire a entrare nella prestigiosa scuola del Ministero dei Beni Culturali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Finito il liceo provai il mio primo concorso presso l&#8217;OPD che si concluse presto col secondo test attitudinale e\u00a0dopo una brevissima parentesi all\u2019Accademia di Firenze, ebbi una crisi profonda, come ogni ragazzo che perde i suoi punti di riferimento, e decisi di tornare in Sicilia per frequentare l\u2019<strong>Accademia Abadir di San Martino delle Scale<\/strong>: un\u2019esperienza straordinaria che mi ha dato modo di addentrarmi nella disciplina del restauro e di aprire la mente sotto tutti i punti di vista. Vorrei ricordare che gli anni Novanta a Palermo furono floridi dal punto di vista culturale: molto probabilmente questo \u00e8 dovuto a causa delle stragi di mafia che furono talmente clamorose e terrifiche che per un periodo la citt\u00e0 dilaniata da quei fatti visse una vita apparentemente normale. Io vivevo in Via d\u2019Amelio e tutte quelle storie hanno lasciato, inevitabilmente, un segno indelebile. L\u2019ultimo esame dell\u2019Accademia fu di fotografia e ancora oggi interpreto questo come uno di quegli episodi legati a strane coincidenze: mai avrei detto che la fotografia sarebbe diventata una parte integrante della mia vita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Finita l\u2019Accademia, dopo cinque tentativi in diversi anni, riuscii a essere ammesso all\u2019Opificio delle Pietre Dure dove mi sono<strong> specializzato nel restauro di pitture murali e stucchi<\/strong>. La formazione all\u2019Opificio \u00e8 stato un vero e proprio godimento, in quanto \u00e8 stata la <strong>rivelazione che la strada fosse quella giusta<\/strong> e mi ha dato la possibilit\u00e0 di avere esperienze umane e professionali strepitose. I quattro anni si sono conclusi con una tesi che \u00e8 sembrata disegnata su di me dal titolo <em>Caratterizzazione dei materiali pittorici nelle pitture murali mediante tecniche fotografiche. Creazione di modelli di riferimento e proposta di un protocollo di indagine<\/em>. Punto di partenza di questo lavoro fu l\u2019importantissima ricerca condotta da <strong>Leonetto Tintori<\/strong>, il primo a creare una sorta di banca dati per la tecnica della pittura murale. All\u2019indomani della tesi ho avuto la fortuna di collaborare professionalmente con l\u2019OPD al cantiere di restauro delle fasce laterali della Cappella Maggiore di Santa Croce in Firenze e proprio in quell\u2019occasione ho iniziato a fare i primi servizi professionali di indagini diagnostiche fotografiche.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Un\u2019esperienza che oggi posso dire si rivel\u00f2 cruciale fu l\u2019assistenza alle due equipe di Haltadefinizione e Profilocolore s.r.l. per l\u2019acquisizione ad alta definizione e multispettrale di una zona campione delle pitture murali della Cappella Peruzzi in Santa Croce: da quel momento si cre\u00f2 un rapporto di collaborazione umana e professionale con\u00a0Marcello Melis\u00a0di Profilocolore s.r.l che ha messo a punto un sistema aperto di rilevazione multispettrale all\u2019avanguardia. Da l\u00ec la vita mi ha portato a professionalizzarmi verso la<strong> diagnostica<\/strong> anche se, per come vedo io le cose, resta sempre parte della stessa dimensione: <strong>il mio lavoro si svolge tra la documentazione fotografica e diagnostica<\/strong>, <strong>l\u2019insegnamento sia di queste discipline che delle tecniche pittoriche, la ricerca e divulgazione<\/strong>, accompagnate da attivit\u00e0 che, anche se viste da fuori sembrano svaghi, per me, sono totalmente integrate nel processo di ricerca tecnica e creativa, ossia la ricerca dei materiali, la passione per la cucina e per la danza.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<h2><span style=\"color: #000000;\">La calce e l&#8217;affresco: approfondiamo questa relazione<\/span><\/h2>\n<blockquote><p><span style=\"color: #000000;\">Far\u00f2 un\u2019affermazione che va contro il nostro interesse:<strong>\u00a0affresco e calce non sono sinonimi<\/strong>. L\u2019affresco \u00e8 la tecnica madre della pi\u00f9 generica pittura murale\u00a0e, partendo proprio dalla ricerca di\u00a0Leonetto Tintori, potremmo affermare che <strong>non necessariamente tutto ci\u00f2 che \u00e8 ad affresco richiede l\u2019utilizzo della calce<\/strong>. Senza dubbio\u00a0la calce \u00e8 la protagonista della pittura ad affresco, poich\u00e9 senza non \u00e8 possibile ottenere la reazione chimica della carbonatazione, ma, come insegna il Dott. Rattazzi (socio fondatore di Banca della Calce, che, prima di conoscere personalmente, era quello del libro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.hoepli.it\/libro\/conosci-il-grassello-di-calce\/9788886729703.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Conosci il Grassello di Calce<\/em><\/a>) la calce \u00e8 un mondo molto vasto e anche in affresco si pu\u00f2 usare in varie forme, con varie modalit\u00e0 e non necessariamente da sola.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Oggi molti decoratori e muratori esagerano perch\u00e9 nel 99% dei casi si servono di\u00a0un<em> aiutino<\/em>,\u00a0ossia di sostanze della modernit\u00e0 che non sono altro che le evoluzioni aberrate di un materiale storico dalle propriet\u00e0 eccezionali quando unito alla calce, cio\u00e8\u00a0<strong>il latte<\/strong>! Chi \u00e8 realmente pratico di questa tecnica sa che l\u2019uso di additivi organici in realt\u00e0 non \u00e8 necessario; se proprio dobbiamo usarne uno, consiglierei il latte, spesso citato anche nei trattati antichi. A tal proposito Leonetto Tintori parla di tempera ausiliaria e cio\u00e8 dell\u2019utilizzo di legante organico ad affresco.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Da qui la mia provocazione che affresco e calce non siano necessariamente sinonimi: <strong>la calce \u00e8 il materiale di base dell\u2019affresco, ma non \u00e8 obbligatorio usarla per l\u2019esecuzione e in miscela con gli altri pigmenti, che possono essere applicati con bianchi differenti<\/strong>. Andiamo cos\u00ec a sfatare anche quel falso mito generato dalla letteratura vasariana, ma non solo, che vede il buon fresco come l\u2019assoluto protagonista della pittura murale: \u00e8 stato dimostrato, in varie modalit\u00e0, che la presenza di leganti organici fosse abbastanza normale nell\u2019esecuzione degli affreschi e, a tal proposito, ricordo l\u2019importantissimo progetto di ricerca internazionale <em>Organic Materials in Wall Painting<\/em>. <strong>Concludo dunque che il rapporto tra affresco e calce \u00e8 assai stretto, ma senza dubbio non esclusivo<\/strong>.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<h2><span style=\"color: #000000;\">Calce e restauro: perch\u00e9 scegliere materiali naturali per i lavori di restauro e conservazione<\/span><\/h2>\n<blockquote><p><span style=\"color: #000000;\">Ultimamente mi piace ragionare su un parallelo: <strong>l\u2019evoluzione della tecnologia e la produzione di materiali<\/strong>, che potremmo considerare quasi essenziali per l\u2019attivit\u00e0 delle societ\u00e0 moderne, hanno avuto degli sviluppi che, a mio avviso, sono in relazione tra di loro. In particolare mi vorrei concentrare su\u00a0la\u00a0<strong>calce<\/strong>, la <strong>farina<\/strong> e il <strong>caff\u00e8<\/strong>. La produzione di questi materiali si \u00e8 sviluppata quasi in modo parallelo: inizialmente si usavano calci e grassello naturali, farine non raffinate e integrali, caff\u00e8 coltivato naturalmente. Nell\u2019era della industrializzazione e produzione di massa si sono diffuse le calci idrate\/idrauliche e il cemento Portland; le farine raffinate e, per il caff\u00e8, le robuste possibilmente iper tostate. Oggigiorno stiamo ritornando alle origini, spesso mascherate da innovazioni: riscopriamo vecchie fornaci per produrre la calce in modo tradizionale, priva di additivi e a lunga idratazione; utilizziamo sempre pi\u00f9 farine di semi integrali e grani di qualit\u00e0, beviamo caff\u00e8 pi\u00f9 delicati come le arabiche in miscela e monorigine di diverse qualit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Questo ritorno al passato si \u00e8 verificato perch\u00e9, di fatto,<strong>\u00a0la produzione tradizionale d\u00e0 prodotti qualitativamente migliori<\/strong>: le farine e i caff\u00e8 sono meno dannosi per la salute e pi\u00f9 buoni come sapore, la calce \u00e8 un materiale dalle caratteristiche generali migliori di qualsiasi altro legante inorganico utilizzabile in edilizia e per fini decorativi. Perci\u00f2 la risposta alla domanda \u00e8 semplice:\u00a0la qualit\u00e0 ripaga sempre, anche se nell\u2019immediato sembra il contrario.\u00a0Lungi dall\u2019avanzare teorie illusorie su elisir di lunga vita, come pare siano gli ultimi trend del mondo web instillati da personaggi pi\u00f9 o meno discutibili che vogliono illudere che il passare del tempo non esista,\u00a0va constatato che <strong>materiali di qualit\u00e0 hanno una migliore resa nella durata nel tempo e anche nella bellezza della materia<\/strong>. Usando un paradosso: nonostante la sua inorganicit\u00e0 e quindi assenza di vita, la calce \u00e8 un materiale \u00abvivo\u00bb e con i suoi continui cicli di carbonatazione e ricarbonatazione \u00e8 in attivit\u00e0 per anni, se non per secoli. Attiva, dunque mutevole, come tutte le cose intelligenti: ecco, forse potremmo affermare che <strong>la calce \u00e8 un materiale intelligente<\/strong>\u2026in tutti i suoi aspetti!<\/span><\/p><\/blockquote>\n<h2><span style=\"color: #000000;\">Il Bianco San Giovanni: ci racconta la storia del bianco che nasce dalla calce?<\/span><\/h2>\n<blockquote><p><span style=\"color: #000000;\">La storia del <strong>Bianco San Giovann<\/strong>i \u00e8 tanto lunga quanto poco conosciuta. Questa definizione \u00e8 di\u00a0<strong>Cennino Cennini<\/strong>, tra le fonti antiche l\u2019unico che lo chiama in questo modo. Sul motivo per il quale lo chiamasse cos\u00ec ho sviluppato la mia teoria: essendo San Giovanni il patrono di Firenze, perch\u00e9 non dedicare a lui il nome del bianco pi\u00f9 performante dell\u2019affresco?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il Bianco San Giovanni nasce fondamentalmente per una questione pratica<\/strong>: <strong>i pittori avevano bisogno di un pigmento performante per facilit\u00e0 di stesura, potere coprente, resistenza, stabilit\u00e0 e compatibilit\u00e0 con gli altri materiali; in poche parole, facile da utilizzare<\/strong>. Prima della produzione dei pigmenti nuovi a base di Titanio, Zinco e Bario, i pittori avevano a disposizione calce, polvere di marmo, gesso e biacca: quest\u2019ultima, applicata ad affresco e senza alcun legante ausiliario, si altera; il gesso \u00e8 evidentemente troppo solubile e poco coprente. Rimanevano dunque calce e polvere di marmo o carbonati di calcio in varie forme (principalmente ossa di animali e gusci d\u2019uovo).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Chi usa la calce come materia colorante sa bene che, a causa della sua natura di dispersione, \u00e8 un materiale fantastico, ma molto difficile da gestire\u00a0quando usata da sola e pi\u00f9 che mai ad affresco. I motivi sono presto detti: il suo vero effetto si vede da asciutta, \u00e8 estremamente complesso ottenere linee sottili e la sua causticit\u00e0 pu\u00f2\u00a0<em>bruciare\u00a0<\/em>alcune tonalit\u00e0, cio\u00e8 schiarirle eccessivamente. Seguendo il procedimento descritto da Cennini si potevano migliorare le caratteristiche di un prodotto gi\u00e0 di per s\u00e8 fantastico e ottenere: una materia colorante da un discreto potere legante, maggiormente coprente e il cui effetto finale \u00e8 gi\u00e0 quasi raggiungibile da fresco, oltre alla possibilit\u00e0 di avere una maggiore concentrazione di materiale colorante a parit\u00e0 di acqua, di eseguire linee pi\u00f9 sottili e definite e un minor rischio di alterazione dei toni mescolando il composto con altri pigmenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il bianco di cui parla Cennino \u00e8 una miscela di idrossido di calcio e carbonato di calcio: il bianco San Giovanni ha dunque i vantaggi sia della calce che di un pigmento.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Da tempo rifletto su una sfida che vorrei lanciare a diagnosti e scienziati: trovare un modo per capire se, in una pittura antica, il bianco presente \u00e8 un Bianco San Giovanni di partenza (intendendo come descritto da Cennino Cennini) oppure una calce che, nel tempo, si \u00e8 trasformata in carbonato di calcio, o una miscela di base di calce e carbonato di calcio nelle varie forme esistenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">A fronte di queste ricerche e riflessioni con la Banca della Calce vorremmo lavorare a un<strong> prodotto inedito<\/strong>: un\u00a0<strong><em>Bianco San Giovanni Sincero,<\/em><\/strong> prodotto secondo la ricetta originaria, e alla formulazione di un <strong><em>Bianco San Giovanni Artificiale<\/em><\/strong>, cio\u00e8 una miscela di grassello di calce stagionato 48 mesi con aggiunta di polvere di marmo micronizzato per i veri cultori della materia.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<h2><span style=\"color: #000000;\">Ha qualche aneddoto da raccontarci?<\/span><\/h2>\n<blockquote><p><span style=\"color: #000000;\">Pi\u00f9 che aneddoto, posso raccontare un\u2019esperienza che dire unica \u00e8 poco, avvenuta in occasione della realizzazione di una replica di un affresco distrutto. Il soggetto \u00e8 all\u2019interno della Cit\u00e8 Universit\u00e8 di Parigi nel Salone di rappresentanza del padiglione degli Stati Uniti: un ciclo di affreschi a opera di\u00a0<strong>Robert La Montagne Saint-Hubert<\/strong>, pittore dei primi anni del Novecento, dedicato alle tappe fondamentali della Storia di Francia. Per il\u00a0 lavoro fu chiamato uno dei maggiori esperti di affresco in Italia (onestamente mi sentirei di dire nel mondo): il mio maestro <strong>Fabrizio Bandini<\/strong> che mi chiese di assisterlo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quell&#8217;affresco \u00e8 stato realizzato su una superficie dalla texture particolare: \u00e8 una superficie ruvida, ottenuta molto probabilmente usando un aggregato assai grosso e senza frattazzare la malta fresca, come si faceva nel sei-settecento e com ancora oggi fanno i muratori. Probabilmente<strong> la calce impiegata \u00e8 idraulica<\/strong>, prodotto di cui i francesi sono ancora oggi tra i maggiori e migliori produttori. Dopo un primo sopralluogo, avevamo fatto le nostre prove con il nostro bellissimo grassello stagionato 48 mesi, con le sabbie &#8211; addirittura setacciate &#8211; e con un curva granulometrica stabilita da noi: il risultato era ottimo. Presi gli accordi opportuni e ordinato tutti i materiali arriviamo entusiasti a Parigi, dove troviamo una sorpresina: le materie prime che ci erano state procurate erano sabbia gialla, confezionata in sacchi umidi, umidi, umidi, e calce idraulica! A questo punto mi sento di dare un consiglio: se vi dovesse capitare di ordinare calce in altri paesi specificate bene che tipo volete!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma non finisce qui: i muratori locali avrebbero dovuto preparare il muro, attivit\u00e0 che secondo noi significava fare un minimo di arriccio, per loro invece consisteva nello stonacare tutto e applicare quella che, in gergo, si chiama boiacca, cio\u00e8 uno straterello di malta assai liquida giusto per pareggiare le imperfezioni grossolane del muro.\u00a0 Avendo 11 giorni di tempo complessivi non potevamo permetterci di fare una gettata di arriccio unica e cos\u00ec trovammo una soluzione che per me fu rivelatrice: applicavamo due strati, uno di arriccio e l\u2019altro di intonachino, fresco su fresco: in questo modo si poteva seguitare a dipingere per oltre due giorni! <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019utilizzo di quei materiali e quell\u2019impedimento apparente si sono per\u00f2 trasformati in una risorsa: <strong>oggi non escludo che il buon risultato sia stato raggiunto proprio in virt\u00f9 dell\u2019uso di quei materiali.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Giusto per colorare il racconto, aggiungo anche che dovevamo asciugare tutta quella quantit\u00e0 di sabbia, altrimenti sarebbe stato impossibile setacciarla e ottenere una curva granulometrica precisa per avere una texture quanto pi\u00f9 vicina all\u2019originale. Dopo aver disposto tutta la sabbia ad asciugare per terra, dedicai una giornata intera a cercare un negozio di setacci in tutta Parigi, finch\u00e9 non trovai una splendida bottega in centro che vendeva solo quelli! Comprati i setacci e tornato alla Cit\u00e8 ho lavorato chili e chili di sabbia con movimenti rotatori che creano un mulinello splendido a guardarlo; ricordo ancora il viso delle persone che, da fuori, mi guardavano incuriosite e affascinate.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per chi volesse approfondire, <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/44-eVdeICZs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a><\/strong><\/span> e <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/LOdVc_AMHZc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a><\/strong><\/span> <span style=\"color: #000000;\">\u00e8 possibile vedere due video che documentano il lavoro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 stata un\u2019esperienza straordinaria che, oltretutto, mi ha insegnato, con la pratica, che <strong>per fare un affresco reale bisogna essere ben organizzati e avere una capacit\u00e0 progettuale ed esecutiva precisa in ogni fase<\/strong>. Ho capito il motivo per cui esistesse tutta la gerarchia dal Capo magister fino al garzone e che <strong>ogni figura \u00e8 fondamentale per lo svolgimento del lavoro<\/strong>: un muratore che intonaca alle 4-5\u00a0 del mattino, cos\u00ec che per le 8 il muro sia pronto per essere dipinto; un garzone che metta a posto e tenga continuamente organizzato il cantiere, perch\u00e9 la sporcizia e il disordine sono continui; un aiuto esperto che si occupa di miscelare i colori, reggere i cartoni, assistere la figura del Maestro che deve occuparsi soltanto di porre il pennello sul muro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Un\u2019altra esperienza straordinaria riguarda<strong> due cicli di pitture realizzate con la tecnica della pittura romana imperiale in Inghilterra<\/strong>. Non posso raccontare molto perch\u00e9 il lavoro \u00e8 in itinere, ma posso dire che senza l\u2019esperienza maturata nel tempo e senza le mie ossessioni \u2013 tra cui quella per gli intonaci lisci \u2013 non avrei potuto gestire molte cose pratiche e dare indicazioni su molte applicazioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Vorrei dunque chiudere questa stimolante intervista con due citazioni: la prima di uno degli artisti che, pur non essendo un maestro assoluto dell\u2019affresco, ha condizionato fortemente la mia esistenza: \u00ab<em><strong>\u2026che la sapienza \u00e8 figliola dell\u2019esperienza<\/strong><\/em>\u00bb (Leonardo da Vinci), la seconda proviene dal Teatro Massimo di Palermo, la mia citt\u00e0 natale: \u00ab<em><strong>L\u2019Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita, vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l\u2019avvenire.<\/strong><\/em>\u00bb \u00c8 un\u2019idea che condivido.<\/span><\/p><\/blockquote>\n[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row full_width=&#8221;stretch_row&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1648051454107{background-color: #ffffff !important;}&#8221;][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]\n<h3 style=\"text-align: center;\">TESTI PER L&#8217;APPROFONDIMENTO CONSIGLIATI DA OTTAVIANO<\/h3>\n<ul>\n<li><strong>Botticelli Guido<\/strong>, <em>Metodologia di restauro delle pitture murali<\/em>, Firenze, Centro Di della Edifir, 1992.<\/li>\n<li><strong>Cennini Cennino<\/strong>, <em>Il libro dell\u2019arte<\/em>, Vicenza, Neri Pozza Editore, 1995.<\/li>\n<li><strong>Maltese Corrado<\/strong>, <em>Le tecniche artistiche, <\/em>Ideazione e coordinamento di Corrado Maltese, Mursia<\/li>\n<li><strong>Mora Paolo e Laura<\/strong>, <strong>Philippot Paul<\/strong>, <em>La conservazione delle pitture murali<\/em>, Bologna, Editrice Compositori, 2001.<\/li>\n<li><strong>Rosa Leone Augusto<\/strong>, <em>La tecnica della pittura dai tempi preistorici ad oggi<\/em>, Milano, Societ\u00e0 editrice libraria, 1937.<\/li>\n<li><strong>Renzoni Maria <\/strong>, <em>Il bianco di calce: da Cennino Cennini a Ulisse Forni<\/em> in Kermes, n.44, 2008, p.47-53.<\/li>\n<li><strong>Zanardi Bruno, Arcangeli L., Appolonia Lorenzo<\/strong>, <em>Della natura del bianco sangiovanni. Un pigmento e lettura delle fonti<\/em> in Ricerche di Storia dell\u2019arte, n.24, 1984, p.62-74.<\/li>\n<li><strong>Cobau Costanza Andreina<\/strong>, <em>La pittura a calce: osservazioni<\/em> in Scienza e Beni culturali, L\u2019intonaco: storia, cultura e tecnologia, Atti del Convegno di studi di Bressanone, Padova, 1985, p.123-131.<\/li>\n<li><strong>Denninger Edgar<\/strong>, <em>What is Bianco di San Giovanni of Cennino Cennini<\/em>, in Studies and Conservation, n.19, 1974, p.185-187.<\/li>\n<\/ul>\n[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&#8221;20px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row full_width=&#8221;stretch_row&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1648051454107{background-color: #ffffff !important;}&#8221;][vc_column][vc_empty_space]<div class=\" wpb_animate_when_almost_visible wpb_zoomIn zoomIn\"><div class=\"wpex-slider-preloaderimg \"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-no-lazy=\"1\" class=\"skip-lazy\" 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